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Venezia 79: Master Gardener, di Paul Schrader

A Paul Schrader piace scrivere tanto che i protagonisti dei suoi ultimi film mettono nero su bianco umori e fatti.

Dopo Il Contatore di carte Schrader è di nuovo a Venezia, fuori concorso, con Master Garderer.
Narvel è un capo giardiniere di una bellissima tenuta privata per conto di una facoltoss raffinata signora.
Poco prima di organizzare l’annuale gala di primavera la signora Norma Haverhill  accoglie Maya, una pronipote dal vissuto difficile. Narvel dovrà formarla e farla lavorare nella serra.

L’entrata della giovane ragazza è l’espediente che porterà una linfa diversa nel quotidiano di un uomo impeccabile, e a suo agio nella fase attuale della sua esistenza dopo un pregresso di male e oscurità.
Come un fiore sconosciuto, è lei a spezzare l’ordinarietà.

Gli uomini di Scharder sono impeccabili come soldati: postura rigida, essenziali, parsimoniosi nelle parole, ed risoluti nel lavoro.

Come per Il contatore di carte anche il personaggio di Narvel Roth è avvolto dalla penombra, le luci suffuse di una scrivania, il grigiore dei motel dove si ferma quando la vita precedente sembra volere riemergere e impadronirsi del verde conquistato.

È interessante come Schrader faccia un uso degli spazi, dei rapporti personali, dei corpi per richiamare al passato e all’attualità dell’America: la tipica casa bianca dell’era coloniale, la compiacenza del più fidato dei dipendenti, una sorta di schiavitù agiata e ben convenzionata, il tentativo da parte della generazione woke di eliminare ogni traccia dell’orrido, dell’ingiustizia nelle persone, e nei luoghi.

Come il giardinaggio è uno strumento per tagliare e preservare piante e fiori, Maya è per Narvel il meccanismo intervenuto a regolare l’essenziale, a rigenerare definitivamente un uomo pienamente cosciente di sé e del suo presente.

Ancora una volta Schrader sorprende per come trasforma la meticolosità e la formalità dei dialoghi e del contesto arrivando al cuore, ai sentimenti dei protagonisti con uno stile netto, conferendo alla visione un piacere non convenzionale.

 

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