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Venezia 78: Le Madri Parallele di Pedro Almodovar

  1. Madres Parallelas (articolo a cura di Riccardo Minnucci)

Il film di apertura della 78esima Mostra del Cinema di Venezia, Madres Parallelas, è un film che non tradisce le caratteristiche dello stile di Almodovar, da quelle estetiche fino al tema, da un po’ di tempo a questa parte focalizzato sulle figure di madri incompiute, imperfette. “Mi interessano molto le madri imperfette” ammette il regista spagnolo in sala stampa, “o quantomeno quelle madri che vivono dei periodi molto complessi da risolvere. E’ una fase della mia vita professionale che risponde alle figure precedentemente descritte, più autobiografiche, di madri forti ed ispirate, come quelle che mi hanno educato e tirato su quando ero piccolo.” La storia ruota intorno al personaggio di Janis, interpretato da una perfetta Penelope Cruz, donna single rimasta incinta che in ospedale stringe amicizia con un’altra ragazza, Ana, più giovane, incinta anch’essa. Tra le due ragazze si crea un legame via via più forte, dovuto a situazioni e rivelazioni che porteranno a riflessioni profonde sulla loro condizione, nel cercare di trovare una strada ed un ruolo per la loro vita di adulte e madri.

Sullo sfondo la vicenda dei desaparecidos, ferita ancora aperta nella società spagnola, che durante il periodo della guerra civile ha visto scomparire moltissimi tra uomini e donne, gettati in fosse comuni di difficile identificazione, senza quindi la possibilità di poter restituire i corpi ai propri familiari. “Mi interessa molto il tema e volevo dare visibilità a questo argomento. Finchè non sarà affrontato in modo maturo il tema dei desaparecidos, non potremo mai chiudere del tutto con quanto successo all’epoca. Ci sono tanti morti e tanti familiari che sono rimasti senza la possibilità di poter riesumare quei corpi. Ci sono state molte indagini, soprattutto negli ultimi anni, e a tutt’oggi non è possibile comprendere come una democrazia possa trovarsi in una situazione del genere”.

Un film che dunque lavora su più livelli, per un Almodovar che mette in scena non solo le sue tipiche situazioni e personaggi, ma anche temi molto forti e profondi, in un equilibrio che funziona e che trova nello spettatore l’interlocutore ideale cui porre i suoi spunti di riflessione sul passato, sul presente e sull’eredità futura per le prossime generazioni, in un finale dalla forte carica evocativa e che intende creare una reazione forte in chi guarda, ed in chi non vuole ancora vedere.

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