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Venezia 78: Les promesses, di Thomas Kruithof

Isabbel Huppert è un sindaco con una lunga militanza che si prepara, o almeno spera, di fare il grande salto e diventare ministro.

L’ostacolo è rappresentato da questioni burocratiche riguardanti un grande edificio popolare nella provincia parigina.

Le promesse sono la merce di scambio in un contesto dove a tutti i livelli, dai politici ai burocrati sino alle fasce più disagiate o povere, si cerca la via d’uscita più appagante per i propri desideri.

Ciò che quotidianamente ai più appare lontano e non necessario, la politica, assume un abito freddo e pulito per entrare nelle vite di individui e famiglie desiderosi, nelle loro contraddizioni, di essere riconosciuti.

Tutti bramano un futuro soddisfacente in un percorso che man mano si fa più impervio.

Le promesees adotta una linea equilibrata e distaccata nel raccontare una vicenda che parla di vita, ambizioni, relazioni personali, rispetto  di sé.

Nel farlo per due terzi non ha la forza di farci interessare così a fondo ai personaggi, ai loro grovigli, adottando uno stile didascalico che si tramuta in una freddezza di parole e azioni, producendo nel racconto un divario ulteriore tra i “tavoli’ della politica e le perdite nei palazzi di quelli che sono numeri sin ad un finale che prova a spogliarsi di cravatte e abiti impeccabili con un balzo frenetico ma tardivo.

 

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