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Torino37: Il grande passo, di Antonio Padovan

Un padre in comune, due vite lontane non solo per la distanza geografica fanno da cornice a Il grande passo, opera seconda di Antonio Padovan. Dario e Mario sono fratelli estranei, il primo vive in una cascina nella nebbiosa campagna veneta, il secondo ha un negozio di ferramenta a Roma.

Un giorno a causa di un’incidemte, con un padre irraggiungibile, il primo ad essere contattato è Mario che da Roma arriva per sistemare i problemi di un fratello sconosciuto. Uniti solo dalla desinenza dei  loro nomi, i due  hanno i volti e i corpi interscambiabili di Giuseppe Battiston e Stefano Fresi. Dario è considerato lo scemo del villaggio, solitario e sgorbutico, passa ore in un fienile a fare esperimenti per realizzare un grande sogno: andare sulla luna con una navicella costruita solo con il suo ingegno e le risorse a disposizione.

A Fresi come spesso acacade spetta il ruolo di un personaggio bonario e un pò infantile che l’attore romano assorbe con garbo senza rischiare di diventare macchiettisco. Il grande passo punta sull’ artigianalità dei nostri sogni, sulla tenacia con i quali li difendiamo andando contro ogni previsione logica: è lo spirito che accompagna Dario nella sua missione di vita aspettando il ritorno di un padre, la cui figura a lungo ha idealizzato.

L’incontro tra l’espansività di Mario e l’atmosfera arida e respingente di un luogo incapace di comprendere le persone, escludendole o rinchiudendole genera un’unione inattesa che in pochi giorni fa complici due estranei liberando una velata malinconia nella volontà ferrea di compiere quel grande passo, per non tradire se stessi e i nostri progetti, mettendoli in pratica perche provarci non basta, occore viverli e correre il rischio per mantenere accesso lo sguardo verso grandi imprese.

Padovan sfrutta i corpi e le somiglianze dei due attori per sostenere con equilibrio gli intrecci narrativi, e lo fa bene perché il film piuttosto che giocare sullo stranezze vira sul binario di un’introspezione dolce-amara con una chiosa finale dal sapore metaforico.

 

 

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