Back

Dio è donna e si chiama Petrunya, di Teona Strugar Mitevska

Le tradizioni vanno rispettate, è un motivetto che risuona spesso, specie in periodo di festività natalizie.
Dio è donna e si chiama Petrunya
, di Teona Strugar Mitevska le tradizioni le scuote, le mette in discussione sino al punto di decostruire una narrazione, il più delle volte parziale.

Laureata in Storia, Petrunya vive con in genitori in una piccola cittadina macedone, è disoccupata, nessuno la apprezza eccetto il dolce papà e il mondo gli ricorda continuamente quanto sia brutta e incapace.
Una condizione che subisce una scossa quando durante l’annuale cerimonia religiosa Petrunya si tuffa assieme ai partecipanti maschili per recuperare la croce portatrice di benefici.

Succede che la ragazza è la prima a ripescare l’oggetto sacro, cosa che fa infuriare i maschi del paese. Condotta in commissariato e costretta a fornire spiegazioni, pur non essendo formalmente in arresto, a seguito del suo gesto Petrunya conoscerà l’insofferenza rabbiosa di una società patriarcale, di uomini (e donne) prepotenti e religiosi ma avari e intolleranti, non disposti a mutare un sistema di “valori” fondato sull’autorità maschile.

Da episodio innocente e curioso, il caso ha un’enorme risonanza mediatica, che Petrunya affronta con una semplicità di intenti volti a rovesciare, mediante quel gesto, il significato dei simboli e la loro appartenenza.

Il commissariato di polizia si muta in una sorta di santuario
all’interno del quale la ragazza si impegna stoicamente per mutare gli schemi e i ruoli imposti, rivendicando l’indipendenza del proprio io rispetto rispetto ad uno spartito sociale sofferente ai cambiamenti, soprattutto se a veicolarli è una donna.
Dio è donna e si chiama Petrunya  racconta, con ironia e arguzia, la contemporaneità e le sue contraddizioni mediante le immagini e i simboli di una realtà maschilista, ottusa e isolata.

 

Aggiungi un commento