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Torino37: Jojo Rabbit, di Taika Waititi

Come in La vita è bella di Roberto Benigni anche in Jojo Rabbit di Taika Waititi lo scenario della seconda guerra mondiale fa da sfondo a un percorso di presa di coscienza di sè affrontando paure e convinzioni personali.

Lo spartito di Taika Waititi vira su toni ancora più sarcastici e farsechi della pellicola Premio Oscar del regista italiano; protagonista è il giovane Jojo, un ragazzino di dieci anni che vive assieme alla madre nella Vienna nazista. Con un padre lontano, chiamato alle armi, JoJo, convinto sostenitore della causa nazista, ha come amico immaginario nonché prezioso consigliere proprio Adolf Hitler (interpretato dallo stesso Waititi).

Il castello di certezze del suo fervido fanatismo inizia a mostrare crepe quando scopre che nella stanza della sua defunta sorella si nasconde una ragazza ebrea, accolta segretamente dalla mamma Rosie.  I riti, i simboli, e la fiducia incondizionata nell’essere un perfetto cadetto nazista si scontreranno con una realtà sconosciuta, perchè quel poco che sa sugli ebrei è frutto di racconti fantasiosi e surreali.

Surreale come il suo Hitler, una figura bizzarra, includente e povera di strategie efficaci ma in cui il piccolo JoJo crede fermamente al punto di considerare frivoli e inutili i sentimenti di gioia e speranza esternati dalla sua dolce mamma. Taika Waititi realizza una sorta di fiaba pop in cui leggerezza e dramma combaciano e convivono con naturalezza, dove gli individui, grandi e piccoli, sono chiamati ad emergere, e a rivelare, spogliandosi di scelte egoistiche, con fierezza l’essenza della propria persona valorizzando le relazione umane.

Waititi, come in Thor Ragnarok, nel bizzarro trova la maniera più opportuna per parlare di lacerazioni, rapporti familiari, di come sui nostri errori e fallimenti si possano fondare nuove opportunità, disegnando e scrivendo un libro di prosperità interiori ed affettive per le nostre vite cosicché ballare anche quando la musica non c’è diventa il gesto più libero e naturale al mondo.

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