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PROFESSOR MARSTON AND THE WONDER WOMEN

Torino35: Professor Marston & the Wonder Women, di Angela Robinson

Tornata in auge grazie alle splendide performance di Gal Gadot e con un film tutto suo, Wonder Woman da sempre è stata il collante tra le meraviglie e le atrocità dell’uomo nella trinità dei supereroi Detective Comics assieme a Superman e Batman.
Se Patty Jenkins nell’Universo Cinematografico DC ne ha raccontato le origini, un’altra regista donna, Angela Robinson, si è avventurata nel narrare la storia di come questo personaggio fece debutto nei fumetti negli anni 40 ma soprattutto cosa portò il suo inventore, lo psicologo William Moulton Marston, a crearla.

Accademico rispettato, William M. Marston, assieme alla moglie Elizabeth, si concentrò sullo studio delle dinamiche relazionali umane attraverso teorie ed esperimenti avanguardistici; fu il primo a testare il metodo della celebre macchina della verità. Liberi mentalmente da condizionamenti sociali e politici manifestano un approccio curioso verso la sfera sessuale. L’incontro con la studentessa Olive Byrne sancì il loro definitivo slancio per le pulsioni erotiche legate agli esperimenti.
Professor Marston & the Wonder Women è un film di passione e apparenti incongruenze, di impulsi e di frenate proprio come il percorso che ha caratterizzato la storia d’amore di tre persone in anni, tra la fine degli anni 20 e l’inizio dei 40, dove la componente politica, della censura e del perbenismo la fecero da padroni tanto che ad un certo punto gli autori dei fumetti vennero osteggiati (emblematica l’immagine di Marston, che assiste al focolaio da parte di alcuni ragazzi dei comics, tra cui il suo Wonder Woman).

Ispirato dal genere femminile, più compassionevole e amorevole, a detta sua, rispetto a uomini violenti e anarchici, il personaggio interpretato da Luke Evans viene raffigurato con misura, lontano dalla farne la figura predominante, al contrario, attraverso il suo sguardo partecipato e distaccato al contempo il film esplora la psiche e le emozioni delle due donne che completavano un’unione pericolosa, a alle quali Marston si ispirò per il suo fumetto.
Dicevamo le apparenze: Elizabeth, interpretata da Rebecca Hall, più che mai sontuosa nel fare proprie, con estrema disinvoltura, le sfumature dei personaggi, era l’elemento più liberale eppure la più combattuta, a volte in modo respingente, nell’accettare pienamente i loro legame.
Se è vero che Wonder Woman parla di giustizia, verità e amore, la principessa amazzone Diana è attenta a celare chi è veramente perché per quanto si batte per il bene del mondo sa anche che l’uomo può essere brutale. E così si comporta Elizabeth, rinnegando il conformismo e i paletti del politicamente corretto ma temendo per le possibili sofferenze recate alla sua famgilia.
Olive, invece è l’anello ingenuo, da corteggiare e proteggere, ma nel momento decisivo la più convinta nelle azioni da intraprendere.

Il film per la natura della storia abbonda di elementi erotici non convenzionali tra bondage, sadomaso e violenza.
La Robinson non si preoccupa di mitigare o offuscare tali momenti, nessun eccesso di tatto: la messa in scena del triangolo amoroso, delle pratiche sessuali sono valorizzati conferendoli un tono intimo, delicato che non rischia mai di sfociare nel volgare o nel troppo banale, sintesi di uno script che, togliendo qualcosa ai dilemmi interiori in termini di profondità, plasma sull’aspetto estetico, nelle luci appaganti, un film appassionante e fiero oltre che sensuale.

Professor Marston and the Wonder Women

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